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Scimmie e tulipani. Un premio Nobel spiega, attraverso la psicologia, la prima grande follia di mercato

A satirical Flemish Baroque oil painting in the style of Jan Brueghel the Younger's "A Satire of Tulip Mania". A chaotic scene with monkeys dressed in 17th-century Dutch merchant clothing, trading tulip bulbs in a bustling market setting. Some monkeys count coins, others wave tulip flowers triumphantly, and a few are shown losing everything — being carried away on a stretcher or weeping over empty purses. The background features a grand Dutch Golden Age townscape with canals and gabled buildings. Rich, warm oil painting tones: ochres, deep browns, emerald greens, crimson reds. Cracked varnish texture as if it were a genuine antique painting.

IN SINTESI

Amsterdam, febbraio 1637. Un bulbo di tulipano vale quanto una casa sui canali. È la Tulip Mania, la prima grande bolla speculativa della storia moderna: famiglie della classe media, artigiani e piccoli risparmiatori ipotecano tutto per comprare bulbi da rivendere. Nascono i primi contratti futures della storia — titoli su fiori ancora sottoterra che cambiano di mano dieci volte al giorno. Poi, in pochi giorni, il crollo. La prima offerta rimane senza risposta. Silenzio. Perché persone intelligenti si comportano collettivamente in modo irragionevole? L’economia classica non lo spiega bene. Richard Thaler, Nobel 2017, sì: tre bias cognitivi alimentano le bolle meglio di qualsiasi modello razionale. Il mental accounting fa sembrare i guadagni speculativi “denaro d’altri”, più facile da rischiare. L’effetto gregge trasforma il comportamento della folla in un segnale di mercato — amplificando la follia invece di correggerla. L’overconfidence convince tutti di sapere quando uscire in tempo. Matematicamente impossibile. Il copione si ripete identico: dot-com 2000, subprime 2008, NFT 2021. Cambiano i protagonisti, non il meccanismo. Riconoscere i propri bias non è debolezza: è il primo strumento di analisi critica per chi vuole investire senza trasformarsi in una scimmia con un bulbo in mano.

La follia dei tulipani: quando il mercato perde la testa


“La ricerca in economia comportamentale è partita da storie reali della vita quotidiana. Le persone pensano per storie. Anch’io.”
— Richard Thaler, Lectio Magistralis, Premio Nobel per l’Economia, Stoccolma, 8 dicembre 2017


Amsterdam, febbraio 1637: il giorno in cui un fiore valeva una casa

Immaginate di svegliarvi una mattina e scoprire che il bulbo di un fiore — un oggetto che tenete in mano, piccolo come un uovo, che puzza di terra — vale quanto una casa nel centro di Amsterdam. Non una casa modesta: una delle belle case dei canali, con tre piani, affacciate sull’acqua, abitate dai mercanti più ricchi della città più ricca del mondo.

Nel momento di massima euforia della tulip mania, i bulbi più rari arrivarono a valere da 4.000 a 5.500 fiorini — equivalenti a oltre 750.000 dollari odierni. Sei volte il salario annuo medio di un lavoratore qualificato.

Non era un mercato di nicchia per eccentrici. Prima del 1633, il commercio di tulipani era riservato ai coltivatori professionisti, ma i prezzi in costante aumento avevano tentato molte famiglie della classe media e persino famiglie povere a speculare nel mercato dei bulbi. Case, proprietà e attività commerciali venivano ipotecate per acquistare bulbi da rivendere a prezzi più alti. Le vendite e le rivendite avvenivano molte volte senza che i bulbi lasciassero mai il terreno.

Era nato il primo mercato a termine della storia moderna — un sistema di contratti futures su bulbi che non erano ancora stati raccolti, che cambiavano di mano dieci volte al giorno, che venivano acquistati con leva finanziaria da persone che non avrebbero mai potuto permettersi di pagare il prezzo reale. Il picco speculativo assoluto fu raggiunto in un’asta il 5 febbraio 1637, che raccolse 90.000 fiorini in una sola sessione. Per confronto, i mercanti più ricchi dell’epoca avevano accumulato patrimoni di mezzo milione di fiorini nell’arco di un’intera vita.

Poi, nel giro di pochi giorni, tutto finì. Nella prima settimana di febbraio 1637, il boom terminò con un crollo iniziato a un’asta ad Haarlem. La prima offerta di bulbi non ricevette alcuna offerta. In pochi mesi i bulbi che valevano fortune divennero quasi privi di valore. L’economia olandese non collassò e le finanze della maggior parte delle persone si ripresero senza gravi difficoltà nei mesi successivi — ma il trauma psicologico e la vergogna sociale furono enormi. E la lezione rimase sepolta per secoli.


Perché successe? L’homo economicus non c’entra nulla

“Le azioni della East India Company non erano più preziose di un acro di terra piantato a tulipani. Ma poiché la follia era grande e aveva preso piede universalmente, così fu universale anche la sofferenza per il crollo improvviso di questi patrimoni in queste commodità imperitali.”
— Joseph Penso de la Vega, Confusion of Confusions, 1688

L’economia classica — quella di Ricardo, Smith, Marshall — aveva una risposta semplice alle bolle speculative: sono irrazionali, quindi non possono durare. Gli agenti razionali le identificano, vendono allo scoperto, e il mercato si corregge. Punto.

Il problema è che questa risposta è smentita dalla realtà ogni pochi decenni. La tulip mania del 1637, la bolla dei mari del Sud del 1720, il crash di Wall Street del 1929, la bolla dot-com del 2000, i mutui subprime del 2008, le criptovalute del 2021. Dopo aver perso una fortuna nella bolla della South Sea Company nel 1720 alla Borsa di Londra, Isaac Newton fu citato per aver detto: “Posso calcolare i movimenti dei corpi celesti, ma non la follia degli uomini.”

Newton era forse l’essere umano più intelligente della sua epoca. Eppure aveva comprato, aveva visto crescere il proprio investimento, aveva venduto con profitto — e poi, travolto dall’euforia collettiva, aveva ricomprato vicino al picco, perdendo quasi tutto. Il problema non era la mancanza di intelligenza. Era qualcosa di più profondo: la struttura stessa del processo decisionale umano.

È esattamente quello che Richard Thaler ha dedicato una carriera a spiegare.


Thaler e la mente che fa i conti in modo strano

Il Comitato Nobel, nell’annunciare il Premio 2017 a Thaler, spiegò che “incorporando ipotesi psicologicamente realistiche nelle analisi del processo decisionale economico, Thaler ha mostrato come i tratti umani di razionalità limitata, preferenze sociali e mancanza di autocontrollo influenzino sistematicamente le decisioni individuali e i risultati del mercato.”

Thaler identificò tre meccanismi psicologici che spiegano perché le bolle non solo nascono, ma si alimentano e crescono fino a dimensioni insostenibili.

Il mental accounting — i conti separati nella mente. Thaler sviluppò la teoria del mental accounting, spiegando come le persone semplificano le decisioni finanziarie creando conti separati nella mente, concentrandosi sull’impatto stretto di ogni singola decisione piuttosto che sul suo effetto complessivo. In pratica: un mercante olandese del 1636 che aveva guadagnato 500 fiorini speculando sui tulipani tendeva a considerare quel guadagno come “denaro dei tulipani” — separato mentalmente dal proprio patrimonio reale — e quindi disposto a rischiarlo di nuovo più facilmente di quanto avrebbe rischiato i propri risparmi di una vita. I guadagni non realizzati sembrano meno reali delle perdite effettive. Si rischia quello che sembra “casa d’altri”.

L’effetto gregge — quando la saggezza collettiva diventa follia collettiva. Quando tutti intorno a noi comprano tulipani e guadagnano, il nostro cervello interpreta il comportamento altrui come un’informazione: “loro sanno qualcosa che io non so.” Seguire il gregge sembra razionale — e in molti contesti lo è. Ma in una bolla speculativa, il segnale che tutti seguono non è la saggezza del mercato: è la sua follia amplificata. Prima della catastrofica fine nel 1637, qualsiasi suggerimento che il prezzo dei tulipani fosse irrazionale veniva respinto da tutti i partecipanti. Non per ignoranza, ma perché sfidare il consenso collettivo richiedeva un coraggio psicologico che quasi nessuno aveva.

L’overconfidence — la trappola della certezza. Prima del crollo, chi comprava tulipani raramente perdeva denaro. Le persone divennero troppo fiduciose che questo “investimento sicuro” avrebbe sempre reso, e al picco i partecipanti ipotecavano le proprie case e attività per fare trading di tulipani. Thaler ha documentato come gli investitori sistematicamente sovrastimino la propria capacità di valutare i rischi e di uscire in tempo. Tutti pensano di essere più bravi della media. Matematicamente, è impossibile.


Le bolle moderne: stesso copione, scenari diversi

La struttura psicologica identificata da Thaler si ritrova intatta in ogni bolla degli ultimi quattro secoli.

Nella bolla dot-com del 2000, aziende senza fatturato e senza un modello di business credibile venivano valutate miliardi di dollari perché “internet cambierà tutto” — esattamente come i tulipani erano “il simbolo di status della nuova borghesia olandese.” Nel 2021, i Non-Fungible Token (NFT) — file digitali di immagini — venivano venduti a decine di milioni di dollari perché “la blockchain cambierà tutto.” Lo stesso mental accounting, lo stesso effetto gregge, la stessa overconfidence.

Il copione non cambia. Cambiano i protagonisti, la tecnologia, il bene speculativo. Ma il meccanismo psicologico che porta una massa di individui ragionevoli a comportarsi collettivamente in modo irragionevole è sempre lo stesso.


La lezione più difficile: nessuno è infallibile

C’è però un elemento della storia della tulip mania che raramente viene raccontato — e che è forse la lezione più importante.

Solo 37 persone pagarono più di 300 fiorini per un bulbo di tulipano — equivalenti al salario annuo di un artigiano qualificato. La maggior parte dei compratori erano il tipo di persone che ci si aspetterebbe speculassero su beni di lusso: commercianti di successo e artigiani, non domestiche e contadini. Non erano sprovveduti. Erano le persone più informate, più sofisticate, più esperte di mercato della loro epoca. Eppure si fecero trascinare.

Thaler lo ha dimostrato con decenni di ricerca: i bias cognitivi non risparmiano gli esperti. Gli economisti accademici, i gestori di fondi, i banchieri d’investimento — tutti soggetti agli stessi meccanismi psicologici che portano il contadino olandese ad ipotecare la casa per comprare un bulbo. La differenza è solo nel livello di sofisticazione con cui si razionalizza la propria irrazionalità.

“Ogni investimento è una scommessa. La differenza tra un buon investitore e uno cattivo non è che il primo non sbaglia mai — è che il primo sa che può sbagliare e si costruisce un margine di sicurezza.”

Nessuno è infallibile. Non Isaac Newton, non i mercanti di Amsterdam, non i gestori dei più sofisticati hedge fund di Wall Street. Il riconoscimento della propria fallibilità non è una debolezza: è il primo, indispensabile strumento di analisi critica che ogni investitore — piccolo o grande — dovrebbe portare con sé ogni volta che incontra qualcosa che sembra un’opportunità troppo buona per essere vera.


💬 Riesci a riconoscere nella tua esperienza un momento in cui hai seguito il gregge in una decisione finanziaria o economica? Come è andata? Scrivilo nei commenti.


Fonti e link ufficiali:

  • Britannica Money, Tulip Mania — britannica.com/money/Tulip-Mania;
  • Corporate Finance Institute, Dutch Tulip Bulb Market Bubble — corporatefinanceinstitute.com;
  • Federal Reserve Bank of New York, Crisis Chronicles: Tulip Mania 1633-37 — libertystreeteconomics.newyorkfed.org;
  • History.com, The Real Story Behind Tulip Mania — history.com; Amsterdam Tulip Museum, Tulip Mania — amsterdamtulipmuseum.com;
  • Richard H. Thaler, Lectio Magistralis Premio Nobel, Stoccolma 2017 — nobelprize.org/uploads/2018/01/thaler-lecture.pdf;
  • University of Chicago News, What is behavioral economics? — news.uchicago.edu;
  • UBS Nobel Perspectives, Richard Thaler — ubs.com;
  • Richard Thaler & Cass Sunstein, Nudge: Improving Decisions About Health, Wealth, and Happiness (2008);
  • Richard Thaler, Misbehaving: The Making of Behavioral Economics (2015);
  • Earl A. Thompson, The Tulipmania: Fact or Artifact?, Public Choice 130 (2007)

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